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mercoledì 15 giugno 2011

Albicocche ad abundantiam

10/06/2011 - Sloweb
L’evoluzione del caso legato alla diffusione del batterio E-coli non deve aver ancora del tutto tranquillizzato i consumatori, perché le verdure europee continuano ad avere prezzi molto bassi, in maniera generalizzata. Le insalate, soprattutto, hanno toccato minimi molto convenienti. Ogni nazione vende solo prodotti propri (evidenziandolo bene in etichetta) e gli unici vegetali che hanno tenuto i prezzi sono le patate - esattamente come avvenne ai tempi di Chernobyl - e la frutta, che pare aver patito meno la psicosi collettiva.
Restando in tema di frutta è un momento buono per le albicocche. Costano meno dell’anno passato perché c’è abbondanza: si va dai 2 euro al chilo per quelle più comuni fino a 4 euro per le eccellenze. La qualità media ora non è altissima, ma è più che accettabile. Se le trovate con qualche piccola crepa sulla buccia non evitatele: le abbondanti piogge dei giorni scorsi hanno creato questo inconveniente che però è soltanto di natura estetica e vi farà anche risparmiare qualcosa. Cercatele morbide e non dure, quindi ben mature. La pezzatura non incide molto sul gusto, con una pezzatura media si va sul sicuro, mentre il carotene che contengono in quantità sarà un ottimo pre-abbronzante per l’estate, se ci tenete.
Sono entrati in produzione tutti gli areali italiani, al Sud da qualche settimana e più recentemente anche al Nord: Emilia Romagna e Campania guidano la classifica di quantità prodotte. In Campania spiccano le varietà “Pellecchia” e “Cafona” e in Emilia Romagna le “Precoci Cremonini” e le “Reali d’Imola”. Queste ultime sono molto stimate e considerate migliori.
C’è anche un Presidio Slow Food, quello delle piccole albicocche di Valleggia nel savonese. Hanno la buccia sottile, di un delicato colore arancio picchiettato da puntini color mattone. Il loro aroma e il loro sapore sono molto più intensi del normale. Si cerca di salvarle dalla concorrenza dei frutti esteri e di altre regioni, e anche dopo le speculazioni edilizie che hanno colpito la zona tra Loano e Varazze lungo la costa causando l’espianto di molti frutteti storici. Ora si producono da Albissola a Vado Ligure e per lo più si tratta di piccole aziende che raccolgono e selezionano i frutti a mano. La loro stagione sta per iniziare e si protrarrà fino a metà luglio. Il prezzo sarà più alto, ma il valore che si portano addosso, insieme al gusto, lo è ancora di più.

Di Carlo Bogliotti
La rubrica Sabato al Mercato la trovi su La Stampa ogni sabato alla pagina delle previsioni del tempo


fonte: Slow Food

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