Il maltempo al Sud e in Sardegna cambia il prezzo di frutta e ortaggi




Si chiude la settimana caratterizzata dalla protesta dei cosiddetti “forconi” e non possiamo non farne cenno in una rubrica come la nostra. In molte città i mercati rionali quotidiani non si sono tenuti per anche tre giorni consecutivi, in alcuni casi i mercati generali erano letteralmente paralizzati, in altri il blocco dei trasporti ha creato qualche problema di distribuzione. Mentre ne approfittiamo per manifestare la nostra solidarietà ai tanti mercatari e piccoli commercianti cui è stato impedito – anche attraverso intimidazioni – di svolgere la loro normale attività, rimarchiamo che tuttavia i prezzi non hanno subito grandi variazioni a causa di questa protesta di piazza. E che, soprattutto, gli unici a essersene avvantaggiati sono stati i punti vendita della grande distribuzione che, forte dei canali propri di approvvigionamento, ha potuto tranquillamente tenere aperto e realizzare un volume d’affari sopra la media.
Siamo contenti della prospettiva di poter trascorrere un sabato al mercato normale, tra i molti prodotti tardo-autunnali e tipicamente invernali, dei quali però alcuni hanno subito importanti variazioni dei prezzi a causa del maltempo che ha colpito alcune zone d’Italia. Si tratta soprattutto delle verdure coltivate in pieno campo al Sud, come in Puglia, Calabria e Campania, dove fenomeni alluvionali o grandi precipitazioni hanno allagato i campi, compromettendo così gran parte della produzione. Si parla di metà raccolto andato perso e così i finocchi, i broccoletti, le cime di rapa, il sedano, le catalogne hanno visto un raddoppio netto dei prezzi, dall’origine al dettaglio. Per esempio i finocchi costavano tra 1.2 e 1.5 al chilo, oggi li troverete da 1.5 (quelli di qualità peggiore) fino anche a quasi tre euro per i migliori. Sono esenti da questi raddoppi le verdure come cipolle, patate, carote e ciò che si coltiva in serra. Anche tutta la frutta e gli agrumi non hanno subito variazioni (molta merce è già in magazzino), mentre i carciofi che provengono copiosi dalla Sardegna, pur essendosi salvati dalla catastrofe che ha colpito alcune zone dell’Isola, in realtà sono stati danneggiati (a livello estetico, ma è un grosso problema per i produttori che così spuntano prezzi bassi) dalle gelate e dal vento freddo: costano poco (da 1 a 1,50 l’uno) e sono bruttini, buoni lo stesso ma solo un 5% della produzione si è salvato.

Di Carlo Bogliotti, da La Stampa del 14 dicembre 2013 

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